Stivai
rappresenta un’altra
faccia, ormai non solo possibile ma reale, delle magnifiche
sorti e progressive sempre
più sbiadite del Nord Est manifatturiero.
Colui
che si aggira nel parco pubblico è uno di quegli imprenditori del
calzaturiero che non ce l’hanno fatta e che ora passa il tempo a
osservare la scena e a masticare i ricordi che le cure antidepressive
non sono ancora riuscite a dissolvere.
Il
racconto giocato sull’andirivieni dei piani temporali (il presente
della panchina, il passato del fatturato e dea
produsion) porta alla
luce un buon numero di forme mentali e di comportamenti locali nei
quali ritrovarsi e riconoscersi.
Si
tratta, in sostanza, della vicenda di un vinto in un sistema
considerato vincente. Le tradizionali virtù del paesaggio umano e
produttivo che abbiamo imparato a conoscere in questi decenni, si
trasformano, alla luce dei percorsi assunti dal destino, in nuove
occasioni e punti di vista. Gigi ricorda, Gigi racconta, ma Gigi ora
pensa alla vita, agli affetti, agli amici, al lavoro: un uomo che ha
perso tutto e che ora pensa tutto in una panchina del parco.
Il
testo, nato, pensato e scritto in italiano da Marina Sernaglia e
Gianni Dello Iacovo, viene messo in scena nell’adattamento in
dialetto di Roberto Conte. Una riduzione che mette in luce le
possibilità espressive e corporee di un parlato che siamo abituati,
da sempre, a considerare la lingua di un avanspettacolo ripetitivo e
spesso semplicemente greve. La vita in dialetto, quella che ci tocca,
è invece anche quella che cerca, nelle sue sfumature e nei suoi
accenti più vivi, il significato delle cose e dell’esistenza,
senza illusioni e senza retorica.
(Lucio De Bortoli).
ROBERTO CONTE
Nato nel '53. Ha iniziato ad occuparsi di teatro nel '78, prima partecipando a corsi e stages e poi recitando per dieci anni con il Gruppo teatrale “il Satiro”.
Nel '90 è cofondatore de “Il teatro delle lune” di Montebelluna, compagnia teatrale con la quale, oltre a continuare a recitare, inizia la sua attività di regista.
Collabora sia come docente che come regista con diverse realtà locali.
Tra gli altri ha lavorato come attore e/o regista nei seguenti spettacoli: “Parenti serpenti”, “Armadietto cinese”, “La stanza di Veronica”, “Vacanza premio”, “Chiave per due”, “Raptus” tutti ammessi nelle fasi finali di importanti premi e festival di teatro amatoriale.
Attualmente in repertorio ha gli spettacoli “Chiave per Due”, “L'incidente”, L'amica della tigre”, “Piccoli crimini coniugali”, "Il marito di mio figlio", oltre che naturalmente “Stivai”.
IL TEATRO DELLE LUNE
Associazione fondata nel 1990. In questi anni si è contraddistinta per l'attenzione ed il coraggio con i quali ricerca testi da rappresentare, trascurando spesso i soliti (e sicuri) classici per puntare su autori emergenti (Falleri, Bertoli...) o trascurati (Schmitt, Terron, Lunari, Taylor...); costruendo così un catalogo di spettacoli tra i più interessanti del panorama teatrale trevigiano.
Per avere ulteriori informazioni su Roberto Conte e “Il teatro delle lune” si può visitare il sito de "Il teatro delle lune"
Spettacolo memorabile.
RispondiEliminaHo avuto l'onore di assistere ad una anteprima alcuni mesi fa ddi "Stivai" e devo dire che mi è piaciuto molto.
Merito di Roberto Conte che ha fatto talmente proprio il testo di Sernaglia e Dello Iacovo da renderlo in un dialetto che non è quello della commedia dell'arte ma una lingua viva e riconoscibile, con tutte le sue ricchezze e contraddizioni; merito ovviamente ai due autori che hanno saputo trasformare in una commedia dolceamara una storia che rischiava di avere dei tratti patetici. Ma d'altra parte come non riconoscere in alcuni epigoni contemporanei del veneto politico/economico dei tratti potentemente patetici là dove esaltano -ad esempio- la veneticità di tradizioni e paesaggi di cui sono i primi attivi distruttori?
Mi sono commosso e ho riso ascoltando Roberto Conte. Molto per questo personaggio interpretato con grande forza e convinzione, un po' anche per me e i miei correggionari, perchè questa è anche la nostra storia.